L’intelligenza artificiale è già entrata in molte aziende, ma non sempre attraverso una decisione organizzata.
Un dipendente usa un assistente AI per sintetizzare un documento. Il reparto marketing genera alcune bozze di contenuti. Un commerciale prova a preparare una proposta con un chatbot. Qualcuno carica un file aziendale all’interno di una piattaforma senza sapere con precisione come verranno trattati i dati.
L’adozione, quindi, spesso avviene prima della strategia.
Il problema non è necessariamente che le persone comincino a sperimentare. Nasce quando una serie di utilizzi individuali viene confusa con un progetto aziendale di trasformazione.
Portare l’intelligenza artificiale in azienda non significa acquistare una licenza, scegliere il chatbot più conosciuto o chiedere ai dipendenti di utilizzare qualche prompt. Significa individuare attività ripetitive, colli di bottiglia, passaggi informativi e processi decisionali nei quali l’AI possa ridurre i tempi, aumentare la qualità o migliorare la capacità dell’organizzazione di utilizzare i propri dati.
La domanda corretta, quindi, non è:
Quale strumento di intelligenza artificiale dovremmo usare?
La domanda da cui partire è:
Quale processo aziendale stiamo cercando di migliorare?
L’intelligenza artificiale nelle aziende italiane sta crescendo
L’adozione dell’AI da parte delle imprese italiane è aumentata rapidamente. Secondo Istat, nel 2025 il 16,4% delle imprese con almeno dieci addetti utilizzava almeno una tecnologia di intelligenza artificiale, contro l’8,2% del 2024 e il 5% del 2023.
La diffusione rimane però molto diversa in base alle dimensioni aziendali: nel 2025 utilizzava tecnologie AI il 53,1% delle grandi imprese, mentre tra le piccole e medie imprese la quota si fermava al 15,7%.
Questi numeri mostrano due fenomeni.
Il primo è che l’intelligenza artificiale non può più essere considerata una tecnologia riservata a poche aziende particolarmente innovative.
Il secondo è che molte piccole e medie imprese si trovano ancora in una fase iniziale: percepiscono il potenziale dell’AI, ma non hanno necessariamente competenze, processi e criteri con cui valutarla.
In questa fase è facile oscillare tra due estremi.
Da una parte ci sono le aziende che ignorano il cambiamento perché lo considerano ancora prematuro. Dall’altra ci sono quelle che adottano piattaforme e automazioni senza avere prima definito obiettivi, responsabilità e modalità di controllo.
Entrambe le scelte possono generare costi. Nel primo caso si rinuncia a opportunità concrete di efficientamento. Nel secondo si rischia di introdurre strumenti che producono più complessità che valore.
Intelligenza artificiale e automazione non sono la stessa cosa
Prima di scegliere che cosa automatizzare, è utile distinguere tre livelli di utilizzo.
Utilizzo individuale
È il livello più semplice. Una persona usa uno strumento AI per:
- riassumere un testo;
- correggere una comunicazione;
- analizzare degli appunti;
- elaborare alcune idee;
- tradurre un documento;
- preparare una prima bozza.
Questo utilizzo può migliorare la produttività personale, ma non modifica necessariamente il processo aziendale. Se ogni collaboratore usa strumenti diversi, senza regole e senza condividere metodi o risultati, l’azienda non sta ancora costruendo un sistema.
Assistenza integrata nel processo
A un livello successivo, l’intelligenza artificiale viene inserita in una fase precisa del lavoro.
Può, ad esempio:
- classificare le richieste ricevute dal servizio clienti;
- estrarre informazioni da contratti o documenti;
- preparare una sintesi prima che intervenga un operatore;
- suggerire una risposta commerciale;
- trasformare la registrazione di una riunione in attività da assegnare;
- analizzare le motivazioni con cui vengono perse le opportunità di vendita.
In questo caso l’AI non sostituisce l’intero processo. Supporta una persona in un passaggio delimitato.
Automazione del flusso operativo
Il terzo livello riguarda l’integrazione tra AI, software aziendali e regole operative.
Una richiesta può essere acquisita da un modulo, interpretata, classificata e trasferita automaticamente al referente corretto. Un documento può essere letto, confrontato con determinati criteri e inserito nel gestionale. Una conversazione commerciale può produrre un riepilogo, aggiornare il CRM e generare il promemoria per il follow-up.
A questo livello non basta più saper usare un chatbot. Servono una progettazione del flusso, dati affidabili, integrazioni tecniche, controlli e responsabilità definite.
Da dove iniziare con l’intelligenza artificiale in azienda
Il modo meno efficace per cominciare è partire dal catalogo degli strumenti.
Le piattaforme cambiano velocemente. Le funzionalità vengono aggiunte, modificate o incorporate nei software già utilizzati dall’impresa. Una valutazione costruita soltanto sul prodotto rischia quindi di invecchiare prima ancora che l’azienda abbia completato il progetto.
È più utile procedere attraverso cinque passaggi.
1. Mappare le attività, non soltanto i reparti
Dire che l’AI potrebbe essere utile nel marketing, nelle vendite o nell’amministrazione è ancora troppo generico.
Bisogna scendere al livello delle singole attività.
Nel reparto commerciale, per esempio, possono esserci:
- raccolta dei lead;
- qualificazione dei contatti;
- preparazione delle call;
- registrazione delle informazioni;
- redazione delle offerte;
- aggiornamento del CRM;
- follow-up;
- analisi delle opportunità perse.
Ognuna di queste attività ha caratteristiche, rischi e possibilità di automazione differenti.
La mappatura dovrebbe mettere in evidenza almeno:
- frequenza dell’attività;
- tempo necessario;
- numero di persone coinvolte;
- livello di ripetitività;
- dati utilizzati;
- errori più frequenti;
- conseguenze di un errore;
- necessità di giudizio umano.
Lo scopo non è descrivere tutta l’azienda in modo teorico, ma individuare dove si concentra il lavoro manuale a basso valore.
2. Cercare processi frequenti e sufficientemente standardizzati
Non tutte le attività sono buone candidate per un primo progetto di intelligenza artificiale.
In genere conviene partire da processi che si ripetono spesso e presentano una struttura riconoscibile. L’attività non deve essere necessariamente identica ogni volta, ma deve avere elementi ricorrenti.
Alcuni esempi sono:
- classificare email e richieste;
- riassumere documenti;
- estrarre dati;
- confrontare informazioni;
- predisporre bozze;
- trasformare contenuti da un formato a un altro;
- assegnare priorità;
- individuare anomalie;
- recuperare informazioni da una base documentale.
Un’attività svolta due volte all’anno, anche se particolarmente fastidiosa, difficilmente rappresenta il punto migliore da cui iniziare.
Al contrario, un compito di dieci minuti ripetuto da più persone decine di volte alla settimana può generare un impatto significativo.
3. Separare il risparmio di tempo dal valore prodotto
Un progetto AI non dovrebbe essere valutato soltanto in base alle ore risparmiate.
Il tempo è un indicatore importante, ma non è l’unico.
L’intelligenza artificiale può anche:
- ridurre i tempi di risposta;
- rendere più omogenee le procedure;
- diminuire alcuni errori;
- recuperare informazioni difficili da trovare;
- aumentare la quantità di casi analizzabili;
- migliorare la tracciabilità;
- supportare decisioni più rapide;
- liberare le persone da attività esecutive.
Un sistema che riduce di pochi minuti un’attività può avere un grande valore se permette di rispondere più rapidamente a un potenziale cliente.
Allo stesso modo, un’automazione che produce una bozza in pochi secondi può essere inutile se il risultato richiede più tempo per essere controllato e corretto rispetto alla procedura precedente.
Il beneficio deve essere misurato sull’intero processo, non sul singolo output generato.
4. Valutare dati, rischi ed errori possibili
Più un processo incide su clienti, lavoratori, contratti, pagamenti o decisioni rilevanti, maggiore deve essere il livello di controllo.
Un sistema AI può produrre risposte plausibili ma inesatte, interpretare male un documento o applicare un criterio in modo incoerente. Per questo l’automazione non deve essere valutata soltanto in base a ciò che sa fare quando tutto funziona, ma anche a ciò che può accadere quando sbaglia.
Il framework elaborato dal National Institute of Standards and Technology propone di affrontare i rischi legati all’intelligenza artificiale attraverso quattro funzioni: governare, comprendere il contesto, misurare i rischi e gestirli.
Non si tratta di una procedura obbligatoria per tutte le aziende, ma di un riferimento utile per evitare che tecnologia, responsabilità e controllo vengano considerati separatamente.
Prima di automatizzare un processo è quindi necessario domandarsi:
- quali dati entreranno nel sistema;
- dove saranno conservati;
- chi potrà accedervi;
- come verranno verificati i risultati;
- quali errori sono tollerabili;
- quando deve intervenire una persona;
- come sarà possibile ricostruire ciò che è accaduto;
- che cosa succede se il sistema non è disponibile.
Non tutti i processi richiedono lo stesso livello di cautela. Generare una prima bozza per un post e valutare automaticamente una candidatura non sono attività equivalenti.
5. Avviare un progetto pilota circoscritto
Il primo progetto non dovrebbe cercare di trasformare l’intera azienda.
È preferibile scegliere un processo specifico, coinvolgere poche persone e definire una fase di sperimentazione.
Il progetto pilota dovrebbe avere:
- un responsabile;
- un obiettivo misurabile;
- una durata definita;
- un gruppo ristretto di utilizzatori;
- casi reali su cui effettuare il test;
- indicatori confrontabili con la procedura precedente;
- criteri per decidere se proseguire, modificare o interrompere.
Per esempio, un’azienda potrebbe testare per alcune settimane un sistema che sintetizza le richieste commerciali e propone i dati da inserire nel CRM.
Il risultato non dovrebbe essere valutato con una domanda generica come “funziona bene?”. Sarebbe più utile misurare:
- tempo medio necessario prima e dopo;
- percentuale di informazioni estratte correttamente;
- numero di correzioni;
- qualità percepita dagli utilizzatori;
- rapidità del follow-up;
- eventuali errori prodotti.
Il progetto può essere ampliato soltanto dopo avere verificato che il beneficio sia reale.
Non sai quale processo della tua azienda potrebbe essere migliorato con l’AI?
Scrivici su WhatsApp e raccontaci brevemente come lavorate oggi. Possiamo aiutarti a individuare le attività più ripetitive, i principali colli di bottiglia e le prime opportunità da valutare.
Quali processi aziendali si possono automatizzare con l’AI
Le possibilità cambiano in base al settore, alla dimensione dell’impresa e alla qualità dei dati disponibili. Esistono però alcune aree da cui può essere utile partire.
Marketing e produzione dei contenuti
L’AI può supportare:
- ricerca preliminare;
- analisi delle domande del pubblico;
- organizzazione delle fonti;
- preparazione di scalette;
- adattamento di un contenuto a più formati;
- classificazione dei feedback;
- analisi delle performance;
- produzione di prime bozze.
Il rischio principale è confondere l’aumento della quantità con il miglioramento del marketing.
Produrre più contenuti non serve se l’azienda non ha definito pubblico, posizionamento, messaggi e criteri di qualità. L’intelligenza artificiale può accelerare la produzione, ma non può decidere autonomamente quale identità dovrebbe costruire un’azienda.
Vendite e gestione dei lead
Nel processo commerciale l’AI può essere utilizzata per:
- riassumere call e riunioni;
- aggiornare il CRM;
- classificare le richieste;
- preparare schede sui potenziali clienti;
- suggerire domande per una call;
- predisporre bozze di follow-up;
- analizzare motivazioni ricorrenti di mancata chiusura;
- individuare opportunità ferme da troppo tempo.
In questo ambito il beneficio più interessante non è sempre l’automazione della vendita. Spesso consiste nel ridurre le attività amministrative che sottraggono tempo ai commerciali.
Servizio clienti
L’intelligenza artificiale può aiutare a:
- riconoscere il tema di una richiesta;
- assegnare priorità;
- recuperare informazioni da manuali e procedure;
- predisporre una risposta;
- indirizzare il ticket al reparto corretto;
- individuare richieste ricorrenti;
- aggiornare le domande frequenti.
Un chatbot completamente automatico non è necessariamente il primo passo migliore. In molti casi può essere più efficace utilizzare l’AI dietro le quinte, come supporto agli operatori, mantenendo il contatto umano con il cliente.
Amministrazione e gestione documentale
Tra le applicazioni possibili rientrano:
- lettura di documenti;
- estrazione di dati;
- classificazione delle pratiche;
- confronto tra versioni;
- individuazione di campi mancanti;
- ricerca in archivi interni;
- preparazione di riepiloghi;
- segnalazione di anomalie.
Queste attività possono offrire benefici significativi quando l’azienda gestisce grandi quantità di documenti con strutture simili.
Il risultato deve però essere verificato, soprattutto quando l’informazione estratta produce conseguenze economiche, fiscali, contrattuali o legali.
Conoscenza interna e formazione
Molte aziende possiedono procedure, presentazioni, manuali, email e documenti che risultano difficili da consultare.
Un sistema AI collegato a una base documentale controllata può aiutare le persone a trovare informazioni, comprendere procedure e recuperare precedenti.
Il vero lavoro, in questo caso, spesso non riguarda il modello di intelligenza artificiale. Riguarda la qualità della documentazione.
Se i contenuti sono incompleti, contraddittori o non aggiornati, il sistema renderà più facile accedere anche a informazioni sbagliate.
Come scegliere il primo processo da automatizzare
Per confrontare diverse opportunità può essere utile attribuire a ogni processo una valutazione da uno a cinque su sei dimensioni:
- Frequenza: quante volte viene svolto?
- Tempo assorbito: quante ore richiede complessivamente?
- Standardizzazione: presenta passaggi e informazioni ricorrenti?
- Disponibilità dei dati: esistono dati accessibili e utilizzabili?
- Impatto dell’errore: quali conseguenze avrebbe un risultato errato?
- Misurabilità: è possibile confrontare il prima e il dopo?
Le attività con alta frequenza, forte ripetitività, dati disponibili e rischio contenuto sono generalmente le candidate migliori per iniziare.
Conviene invece procedere con maggiore cautela quando il processo:
- produce decisioni difficilmente reversibili;
- utilizza dati particolarmente delicati;
- richiede una forte comprensione del contesto;
- influenza direttamente diritti o condizioni delle persone;
- non dispone di criteri chiari con cui valutare il risultato.
Gli errori più comuni nell’adozione dell’AI
Acquistare lo strumento prima di avere definito il problema
Una piattaforma può essere molto potente e al tempo stesso irrilevante per il processo che l’azienda deve migliorare.
La scelta dovrebbe avvenire dopo la mappatura, non prima.
Automatizzare un processo già inefficiente
L’automazione non corregge automaticamente un flusso progettato male. Può limitarsi a rendere più veloce la produzione di errori, duplicazioni o passaggi inutili.
Prima di introdurre l’AI potrebbe essere necessario semplificare la procedura.
Non coinvolgere le persone che svolgono il lavoro
Chi esegue quotidianamente un’attività conosce eccezioni, problemi e passaggi informali che spesso non compaiono nelle procedure ufficiali.
Escludere queste persone dalla progettazione aumenta il rischio di costruire una soluzione tecnicamente elegante ma inutilizzabile.
Non stabilire chi controlla il risultato
La supervisione umana non può essere una formula generica.
Bisogna definire chi verifica, che cosa deve controllare, con quale frequenza e che cosa deve fare quando trova un errore.
Usare dati aziendali senza regole
Prima di caricare documenti, conversazioni o informazioni sui clienti all’interno di una piattaforma, l’azienda deve conoscere le condizioni d’uso, le configurazioni disponibili, le modalità di conservazione e i permessi di accesso.
L’uso spontaneo da parte dei singoli collaboratori non elimina la responsabilità organizzativa.
Considerare la formazione un’attività opzionale
La formazione non dovrebbe limitarsi a insegnare come scrivere un prompt.
Le persone devono comprendere possibilità, limiti, rischi, modalità di controllo e regole aziendali.
In Europa, l’AI Act prevede per fornitori e utilizzatori professionali dei sistemi AI l’adozione di misure a sostegno dell’alfabetizzazione del personale e delle altre persone che utilizzano tali sistemi per loro conto.
Intelligenza artificiale e AI Act: che cosa devono considerare le aziende
L’AI Act europeo segue un’impostazione basata sul rischio: gli obblighi cambiano in funzione del tipo di sistema e dell’utilizzo che ne viene fatto.
Questo significa che un’azienda non dovrebbe trattare tutte le applicazioni dell’intelligenza artificiale allo stesso modo.
Utilizzare un sistema per preparare una bozza interna presenta un profilo differente rispetto all’impiego dell’AI in ambiti come la selezione del personale, la valutazione delle persone, il riconoscimento biometrico o le decisioni che possono produrre conseguenze rilevanti.
Per molte piccole e medie imprese il primo passo non consiste necessariamente nel creare una struttura complessa di conformità. Consiste almeno nel sapere:
- quali strumenti AI vengono utilizzati;
- da quali persone;
- per quali attività;
- con quali dati;
- con quale grado di autonomia;
- con quali controlli;
- con quali effetti verso clienti, dipendenti o pubblico.
Un semplice registro degli utilizzi può già aiutare l’impresa a trasformare una sperimentazione frammentata in una gestione più consapevole.
Una possibile roadmap per introdurre l’AI in azienda
Un percorso iniziale può essere organizzato in sette fasi:
1. Censimento: raccogliere gli strumenti già utilizzati, compresi quelli adottati autonomamente dai collaboratori.
2. Mappatura: individuare le attività più ripetitive, lente o soggette a errori.
3. Priorità: selezionare i processi con il miglior equilibrio tra impatto, fattibilità e rischio.
4. Regole: definire dati utilizzabili, strumenti autorizzati, responsabilità e controlli.
5. Progetto pilota: sperimentare su un’attività circoscritta con un gruppo limitato.
6. Misurazione: confrontare tempi, qualità, errori, costi e risultati con il processo precedente.
7. Estensione: integrare la soluzione nel flusso aziendale soltanto dopo avere verificato il valore prodotto.
Questa roadmap evita sia l’immobilismo sia l’adozione indiscriminata.
L’obiettivo non è automatizzare tutto
L’intelligenza artificiale non dovrebbe essere introdotta con l’obiettivo di eliminare il maggior numero possibile di attività umane.
Dovrebbe essere utilizzata per ridurre i passaggi ripetitivi, migliorare l’accesso alle informazioni e permettere alle persone di dedicare più tempo alle attività nelle quali contesto, esperienza, responsabilità e relazione fanno realmente la differenza.
In alcuni processi la soluzione migliore sarà un’automazione quasi completa.
In altri, l’AI resterà un assistente che prepara, organizza o suggerisce, mentre la decisione finale continuerà a spettare a una persona.
La qualità di un progetto non dipende quindi dal livello massimo di automazione raggiunto. Dipende dalla capacità di trovare il giusto equilibrio tra tecnologia, processo e intervento umano.
Da dove dovrebbe partire davvero un’azienda
Un’azienda non deve iniziare chiedendosi quale piattaforma acquistare.
Deve osservare come lavora.
Dove si perde tempo? Quali informazioni vengono copiate da un software all’altro? Quali attività dipendono da documenti difficili da consultare? Dove si accumulano ritardi? Quali compiti impediscono alle persone di concentrarsi sui clienti, sulle decisioni e sulla crescita?
È da queste domande che emerge il primo caso d’uso.
L’intelligenza artificiale per aziende diventa concreta quando smette di essere un tema generale e viene collegata a un processo preciso, a un risultato misurabile e a una responsabilità chiaramente assegnata.
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